Oggi i sommelier devono parlare l’inglese: ecco perché

Come portabandiera dei nostri vini, i sommelier italiani hanno l’obbligo di saper raccontarli in inglese, rispondendo alle attuali esigenze internazionali. Se sei sommelier o lavori nell’ambito del vino, non solo ti conviene saper parlare in inglese: sei tenuto a farlo. E ti spieghiamo perché.

inglese per sommelier

Il mercato del vino è ormai globalizzato e i nostri produttori mirano con molto interesse a diversi mercati non europei, come la Cina e l’America che diventano sempre più accattivanti. Coloro che conoscono la storia e ogni caratteristica del vino italiano, nonché sanno come abbinarlo alla perfezione con il cibo Made in Italy, hanno un futuro in ben più di un continente.

Essere in grado di raccontare il nostro territorio e i suoi antichi sapori, aiutando a delineare un’immagine dell’Italia che è sempre più affascinante agli occhi degli stranieri, ha un valore incalcolabile.

Ecco perché abbondano le offerte di lavoro per i sommelier italiani all’estero. Dalla Cina e dal Giappone, dove soltanto pochi anni fa hanno cominciato a specializzarsi nel vino ma che ritengono i sommelier italiani e francesi le voci più autorevoli. Dagli Emirati Arabi, Dubai in testa, dove si moltiplicano i ristoranti pluristellati e gli hotel di lusso.

Anche dal Regno Unito, leader mondiale del customer service, sempre attento ad offrire ai propri clienti consigli e suggerimenti soltanto da personale altamente specializzato. Basta introdurre il termine “sommelier” sul noto portale di offerte di lavoro indeed.co.uk per apprezzare l’enorme quantità di annunci di questo genere nel Regno Unito.

Sono gli Stati Uniti però il primo mercato internazionale per il consumo di vino italiano. Quasi il 36% dei millenials americani lo preferisce per la sua eleganza, versatilità e qualità. Lo afferma l’Osservatorio Mercati terzi di Business Strategies/Nomisma-Wine Monitor, che rivela inoltre che il 42% degli americani considera il Prosecco un vero must. Lo sa bene la North American Sommeliers Association, che per questo motivo propone corsi di specializzazione sul vino italiano.

I nostri sommelier sono già esperti in vino italiano, ma una gran parte di loro non sa parlare nessuna lingua straniera, dovendo necessariamente rimanere nel Belpaese e tralasciando l’opportunità di crescere, dal punto di vista professionale, all’estero.

I sommelier italiani all’estero trionfano

Un’opportunità che, in molti, hanno colto al volo e non se ne pentono. Così ha fatto Eleonora Caso, sommelier milanese, che vive a Dubai dal 2013 ed è oggi specializzata in consulenza ed eventi in tema olio, vino e sake.

Intervistata da Millonaire.it, Eleonora afferma che all’estero non c’è tanta concorrenza come a casa, e che – malgrado si tratti di uno scenario complicato a causa delle leggi islamiche – si lavora molto bene con i turisti inglesi e sudafricani, che hanno un’elevata disponibilità di spesa e cercano il meglio del vino italiano.

Anche a Kevin Barbagallo è andata alla grande. Da anni a Londra come Sommelier e Wine Manager di un noto ristorante e winebar a Covent Garden, come racconta a WineMeridian.it, il 24enne siciliano ha dovuto far fronte ad una clientela assai diversa per cultura ed abitudini, ma anche molto curiosa, attenta alla qualità e interessata ai vini italiani.

L’inglese del vino serve anche in Italia

Non solo all'estero: basta dare un’occhiata alla sezione Cerco&Offro Lavoro del sito dell’A.I.S per vedere quanto sia fondamentale avere un buon dominio dell’inglese per trovare lavoro come sommelier, anche in Italia.

Oltre alle proposte di lavoro che arrivano dall’estero, infatti, dove l’inglese è ovviamente obbligatorio, ci sono altre offerte tutte italiane, da parte di ristoranti, hotel e anche cantine, che ormai richiedono il dominio della lingua inglese a tutti i candidati. E questo è a causa del vero oro nero per l’economia italiana: il turismo.

In effetti, l’Italia è il terzo Paese in Europa e quinta destinazione turistica mondiale con 50,7 milioni di arrivi internazionali. I nostri turisti stranieri arrivano soprattutto dalla Germania, la Francia e il Regno Unito, secondo gli ultimi dati ISTAT (2016), ma è in crescita anche la presenza di visitatori di Danimarca, Spagna, Polonia, Paesi Bassi e Romania.

La Puglia, in particolare, riceve ogni anno 3 milioni di turisti, di cui circa il 25% sono stranieri; nel 2016, il tasso di turismo internazionale in Puglia è cresciuto del 13%, specialmente per quanto riguarda il comparto di lusso. La spesa turistica degli stranieri in Italia ha registrato, nel 2016 e per il quinto anno consecutivo, un nuovo record raggiungendo 36,4 miliardi di euro.

Si tratta di milioni di visitatori, che ogni anno scelgono di venire in Italia non solo per i suoi paesaggi e ricco patrimonio storico e culturale, ma anche – e sempre di più – per la sua celebre enogastronomia, che definisce l’essere italiano in tutto il mondo. Non possiamo, naturalmente, pretendere che tutte queste persone comprendano l’italiano ed è pertanto un nostro obbligo l’essere in grado di comunicare in inglese.

I nostri sommelier hanno infatti la responsabilità di raccontare il vino che migliaia di produttori italiani producono ogni anno con tanta fatica. Sono i sommelier a dover spiegare le nostre tecniche produttive, introdurre i nostri antichissimi vitigni e descrivere le immense qualità dei nostri vini.

Oggigiorno, parlare l’inglese non è soltanto un vantaggio per i sommelier: è ormai un obbligo, perché è tutta loro l’enorme responsabilità di far apprezzare i nostri vini a chi la nostra lingua non la parla.

Ecco perché corsi specifici come Wine Talks, sviluppati appositamente per aiutare a chi lavora nel settore ad acquisire capacità di comunicazione sul vino in inglese, sono fondamentali. Per info: https://www.thehublecce.com/wine-talks

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